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ogni giorno mi mancano l’adrenalina, l’emozione e il divertimento che provo quando entro in pista. Farei meglio a dire quando entro in quel mondo, mentre percorri la corsia box che immette in pista il resto del mondo si scolorisce, diventa una cosa sempre più remota, svanisce progressivamente mentre aumentano i giri del motore, ogni pensiero, ogni parte di te è dedicata a quello che stai facendo, massima concentrazione su pieghe, traiettorie, frenate, accelerazioni, sensazioni, emozioni che restano impresse. Nei giorni a seguire si affievoliscono gradualmente, sono così forti che il loro effetto dura per giorni, poi piano piano si spengono ma basta poco per farle tornare vive e per desiderare di essere di nuovo là.
donne e motori, un connubio o una contraddizione? in attesa di trovare una risposta, nel marzo 2002 mi sono comprato la moto, visto che ero già sposato. La scelta è andata su una Yamaha R1, era dal 1998, anno in cui era uscita che me la sognavo. Un giorno entro da Damamoto, il concessionario che c'è di fronte al cancello dei box e la vedo lì, che mi chiama, rossa, con già montati l'ammortizzatore di sterzo in ergal i dischi davanti wave, impianto frenante in tubetti aeronautici e il Leovinci allo scarico.

Frecce davanti integrate nel faro ( assolutamente non omologate) e freccette posteriori in carbon look. Un'amore a prima vista, con indifferenza chiedo: " vendete solo scooter o trattate anche moto sportive?" "trattiamo tutte le moto, a cosa sei interessato?" "mah alla R1, quanto ci vuole per la consegna?" "guarda se vuoi ci sarebbe questa d'occasione, è la mia!". il tempo di firmare le cambiali ed era mia.


la prima uscita è stata a dir poco esaltante: destinazione Val trebbia. un motore fantastico, che spinge già dai bassi e si scatena in alto che devi restare attaccato per non volare via, accelerazioni G negative quando freni e una leggerezza che non immaginavo nemmeno, abituato ai non pochi kili del mio VFR del 1990. pochi mesi dopo, al mio compleanno la mia signora mi ha regalato la tuta in pelle e gli stivali, poi l'occasione di acquistare ad un prezzo veramente ridicolo un casco Arai replica doohan, da un'amico di Barbara che aveva comprato della misura sbagliata completa l'abbigliamento.

Dopo aver trascorso l'estate a prendere confidenza con la viperetta, il 22 ottobre 2002 si va con i ragazzi di Damamoto al battesimo in pista: la scelta cade sull'autodromo di Lombardore , in provincia di Torino. Un'esperienza molto piacevole, il timore reverenziale per la pista era notevole ma vedere la gente che c'era piegare sulle curve mettendo giù il ginocchio è stato bellissimo.
Giro dopo giro si prende confidenza e si comincia ad assaporare il gusto per la pista. vi assicuro che non ha nulla a che vedere con la strada, è un'altro pianeta, non ci sono corsie, camions, incroci, semafori, tassinari, vecchi rinco col cappello, l'unica cosa su cui devi stare attento è te stesso, imposta la tua curva scegliendo una traiettoria e mantienila, chi ti deve superare decide dove e quando farlo. Ti puoi concentrare sulla tecnica e su come guidi, puoi pensare a quello che stai facendo senza dover stare attento a mille altre cose. Se non ci siete mai stati e ne avete la possibilità, fatelo.
Qualche settimana dopo, vedo dal sito che ci sono le prove libere all'autodromo di Monza, inutile aggiungere altro, l'esperienza di girare sul circuito del "tempio della velocità" è a dir poco esaltante. Il circuito non è particolarmente difficile ma le velocità che si raggiungono sono davvero notevoli.



L'inverno passa e intanto la passione e la voglia di pista crescono, per evitare di rischiare le carene originali mi compro quelle in vetroresina di motoflash e me le vernicio con i colori originali. Nero per il sottocarena, bianco per le carene laterali e rosso per cupolino e codone; un vero lavoraccio, ma ne valeva la pena. Le carene in VTR non sono eccezionalmente rifinite ma il costo ridotto e la possibilità di ripararle in caso di rottura, le rendono un buon compromesso rispetto a quelle originali, una volta rifinite e verniciate, l'effetto finale è molto simile.

Nel mese di marzo l'attività pistaiola riprende alla grande, prima un uscita a Monza dove prendo i 305 Km orari di tachimetro (non sono effettivi ma è sempre un bel vedere) e poi fra marzo e aprile tre uscite di mezza giornata con pista aperta all'autodromo Riccardo Paletti di Varano dei Melegari (PR). Una pista corta ma tecnicamente più impegnativa di Monza, un pò stretta e con vie di fuga un pò ridotte in alcuni punti ma in definitiva divertente e utile per imparare ed affinare la tecnica. La soddisfazione è al top quando sulla parabolica del circuito parmigiano finalmente riesco ad appoggiare la saponetta per la prima volta. Una sensazione indescrivibile, troppo bello!

In maggio poi Alberto, mio fratello, si fa prendere anche lui dalla febbre da pista, dapprima si prende un cbr 600 d'annata per cominciare, poi fa il salto e si accatta una apriliona RSV1000, un bel bicilindrico davvero notevole, provare per credere. Un gran tiro ai bassi regimi e una bella spinta in alto. Una ciclistica notevole e nonostante il peso la moto risulta facile da guidare; immediatamente si trova il feeling giusto. La sua poi ha anche un impianto frenante in tubi aeronautici e due dischi anteriori maggiorati, pinze radiali doppia pompa e mono ohlins. un tot di uscite a Lombardore, e poi una mattinata a Varano, e la febbre da pista cresce.

eccoci quà "ingarellati" sulle curve dell'autodromo di Varano, il 23 Luglio 03, una giornata torrida, almeno 40°. Non riuscivo a tenere la visiera del casco chiusa, faceva troooooppo caldo. Siamo tornati esausti e disidratati ma ci siamo divertiti davvero tanto.


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